La Spagna ha dispiegato rinforzi militari nella sua enclave nordafricana di Ceuta giovedì (30 luglio), dopo che migliaia di migranti hanno attraversato il confine dal Marocco via mare e via terra in un’ondata di arrivi che ha messo in seria difficoltà le autorità locali.
L’emittente pubblica spagnola TVE ha riferito che tra le 2.000 e le 3.000 persone sono entrate a Ceuta nel corso della giornata, anche se Reuters non ha potuto verificare autonomamente questa cifra. I filmati mostrano centinaia di persone che nuotano o attraversano il mare su camere d’aria dal lato marocchino, mentre altri hanno sfondato un cancello di frontiera e sono corsi all’interno della città.
Alcuni migranti hanno gridato “Viva la Spagna” durante l’ingresso. Nella vicina città marocchina di Fnideq, le autorità hanno successivamente utilizzato cannoni ad acqua nel tentativo di scoraggiare ulteriori attraversamenti.
L’afflusso è arrivato dopo una settimana in cui circa 1.500 migranti avevano già raggiunto l’enclave, secondo il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, che ha parlato di una “assoluta emergenza umanitaria e sociale”. Le strutture di accoglienza, in particolare quelle destinate ai minori non accompagnati, operavano ben oltre la loro capacità.
Nella giornata di giovedì sono stati recuperati nove corpi a Ceuta, che si aggiungono a un bilancio di circa 60 migranti morti negli ultimi mesi nel tentativo di attraversare il confine. Scontri sono stati segnalati anche alla frontiera della seconda enclave spagnola in Nord Africa, Melilla.
Madrid ha inviato 200 agenti di polizia specializzati e 60 militari dalla penisola. Il primo ministro Pedro Sánchez e il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska avrebbero dovuto visitare Ceuta il giorno successivo. Il ministero dell’Interno ha dichiarato di essere in coordinamento con il Marocco, di aver impedito migliaia di ingressi irregolari negli ultimi giorni e di voler espellere coloro che sono entrati illegalmente.
Il governo ha attribuito l’ondata migratoria anche allo “sfruttamento da parte di mafie e organizzazioni criminali” di una recente sentenza della Corte Suprema spagnola che ha limitato i respingimenti sommari dei migranti intercettati in mare.
Il governo socialista spagnolo ha mantenuto una linea relativamente favorevole all’immigrazione e ha recentemente avviato un programma volto a concedere uno status legale a centinaia di migliaia di migranti irregolar. I partiti della destra hanno immediatamente collegato gli eventi di Ceuta a questa politica, sostenendo che essa abbia creato un effetto di attrazione.
Il Partito Popolare Europeo (PPE), il più grande gruppo del Parlamento europeo e famiglia politica europea del Partido Popular (PP), ha criticato duramente la situazione. Il presidente Manfred Weber ha definito le immagini provenienti dal confine spagnolo “devastanti” e ha affermato che esse rappresentano “la diretta conseguenza dell’effetto di attrazione provocato dalla regolarizzazione di massa, aggravato dalla strumentalizzazione della migrazione irregolare”.
Il Gruppo politico europeo ha chiesto un intervento immediato per mettere in sicurezza le frontiere esterne dell’Unione, la piena attuazione del Patto europeo sulla migrazione e del Regolamento sui rimpatri, annunciando che chiederà chiarimenti al governo spagnolo e alla Commissione europea nella prossima sessione plenaria del Parlamento europeo. Ha inoltre invitato la Commissione a ritenere Pedro Sánchez responsabile del mancato controllo della frontiera esterna e a garantire il rimpatrio di coloro che non hanno diritto a rimanere nell’Unione.
Il leader del PP spagnolo, Alberto Núñez Feijóo, ha definito la situazione di Ceuta “disperata” e una “crisi per la sicurezza nazionale”, accusando il governo di voltarsi dall’altra parte.
Anche il Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) ha diffuso una dichiarazione articolata, sostenendo che la crisi sia il risultato prevedibile di anni di politiche caratterizzate da una deterrenza debole e da messaggi contraddittori.
“La rinnovata crisi migratoria a Ceuta dimostra ancora una volta le conseguenze di politiche migratorie che trasmettono i segnali sbagliati”, si legge nel comunicato di ECR. “La situazione attuale è il risultato prevedibile di anni di scelte politiche che hanno indebolito la deterrenza, incoraggiato l’immigrazione illegale e minato la fiducia nella capacità dell’Europa di proteggere le proprie frontiere esterne”.
Il co-presidente del Gruppo, Nicola Procaccini, ha sostenuto che gli eventi di Ceuta siano il risultato di anni di politiche migratorie caratterizzate da una deterrenza insufficiente, da messaggi contraddittori e da una gestione ritenuta inefficace delle frontiere esterne. Secondo Procaccini, la regolarizzazione su larga scala della permanenza irregolare rischia di alimentare la percezione che l’ingresso illegale nell’Unione europea possa essere successivamente premiato. Sulle stesse note, l’altro co-presidente del Gruppo, Patryk Jaki, che ha criticato la politica di regolarizzazione promossa dal governo di Pedro Sánchez, sostenendo che essa abbia trasmesso un messaggio favorevole ai migranti irregolari e alle reti di trafficanti.
Anche Diego Solier, capo della delegazione spagnola di ECR, ha espresso preoccupazione per la situazione, sostenendo che la popolazione di Ceuta non debba essere lasciata sola ad affrontare le conseguenze dell’attuale pressione migratoria. Solier ha accusato il governo Sánchez di aver privilegiato un approccio ideologico rispetto a una gestione efficace delle frontiere e ha auspicato una politica maggiormente orientata al controllo dei confini, al contrasto delle reti di traffico di esseri umani e alla riaffermazione del principio secondo cui l’ingresso irregolare non dovrebbe condurre alla regolarizzazione della permanenza.
Nel clima di tensione, numerose attività commerciali di Ceuta hanno chiuso i battenti e alcuni commercianti hanno organizzato forme di autodifesa. Gli eventi hanno richiamato alla memoria la crisi del 2021, quando circa 10.000 persone entrarono nell’enclave in un breve arco di tempo. Ceuta e Melilla restano gli unici confini terrestri tra l’Unione europea e l’Africa e da anni rappresentano uno dei principali punti di pressione della migrazione irregolare.
Ceuta e Melilla sono due città autonome spagnole situate sulla costa nordafricana e circondate dal Marocco. Costituiscono gli unici confini terrestri dell’Unione europea con il continente africano. Nel corso degli anni sono state ripetutamente teatro di tentativi su larga scala da parte di migranti – provenienti soprattutto dal Marocco e dall’Africa subsahariana – di entrare in territorio spagnolo arrampicandosi sulle recinzioni di confine, aggirando i frangiflutti a nuoto o facendo irruzione attraverso i varchi di frontiera.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

